D: Come ti chiami?
R: Paolo.
D: Allora perché fari del BUFERA?
R: Perché il mio soprannome è Bufera.
D: La domanda sorge spontanea, perché hai fatto un
sito proprio sui fari?
R: Sono stato sempre un appassionato di fotografia ed ho scelto
come soggetto i fari. Ancora mi chiedo il perché…
forse per il loro essere una luce nell’infinito del mare,
forse per essere un punto di riferimento.
D: Ma lo fai per lavoro?
R: Assolutamente no. È solo ed esclusivamente un hobby,
però penso che anche gli hobby debbano poi concretizzarsi
in qualcosa di importante. Io faccio l’imprenditore ed
è buona cosa che questa attività sia bilanciata
con qualcosa di “fiabesco”.
D: Ma le foto le hai fatte tutte tu?
R: Assolutamente sì. Ogni tanto nella galleria fotografica
vedete qualche foto in cui ci sono anch’io, basta trovarla.
D: Da quanto hai cominciato a fare le foto?
R: Dal 2002. Da quella volta non ho più smesso; organizzo
i miei viaggi e le mie vacanze con lo scopo di fotografare fari.
D: Ma i fari che hai fotografato sono tutti ben raggiungibili?
R: Non tutti. Per qualche faro ho dovuto fare dei percorsi impervi.
Per esempio per fotografare il faro dell’Isola del Giglio
ho dovuto attraversare un tratto pieno di rovi e poi lungo il
percorso obbligato ho trovato una vipera che non mi ha permesso
di avvicinarmi più di tanto al faro.
D: Metti tutti i fari che fotografi o li selezioni?
R: Metto tutti i fari senza “discriminazioni” anche
se ce ne sono alcuni squallidi.
D: Questo significa che non tutti i fari che fotografi ti
piacciono. Quale preferisci?
R: Il faro di Saint Mathieu è mozzafiato con il suo colore
bianco e rosso e con la chiesa diroccata sotto.
D: Pensi di essere riuscito ad immortalare bene con le tue
foto ogni singolo faro?
R: Non è facile nella stessa foto racchiudere il faro
e l’ambiente che lo circonda. Per esempio per il faro
di Cabo da Roca, il punto più a ovest del continente
europeo, è difficile sintetizzare lo spettacolo della
falesia a 170 m a picco sull’oceano con le onde alte metri
che si infrangono contro gli scogli.
D: Con che hai fatto le foto?
R: Ho cominciato con una compatta tradizionale a pellicola le
cui foto ho poi scannerizzato e poi sono passato ad una semplice
digitale compatta.
D: Perché per alcuni fari ci sono poche foto?
R: Perché i primi tempi che facevo le foto non pensavo
all’utilizzo che ne avrei fatto, mi bastava farne un ingrandimento
e appenderlo al muro. Poi in concomitanza con l’avvento
del digitale ho cominciato a fare molti più scatti.
D: I tuoi prossimi viaggi?
R: Al faro di Les Pierres Noir in
Bretagna, al faro di Stromboli…
D: Vuoi ringraziare qualcuno?
R: Senza dubbio “Ferri” e tutti quelli che ho “costretto”
nei miei giri a raggiungere i posti più impensabili per
raggiungere un qualche faro.